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Parrocchia San Biagio Ravecchia

ORARI SANTE MESSE

DOMENICA E FESTIVI ore 10.00
LUNEDì ore 17.30 (ore 17.00 recita del Santo Rosario)

Ecologia dell’uomo

È iniziato il Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia e sulle problematiche importantissime che riguardano la condizione del nostro pianeta. Non si tratta di un argomento marginale, di questioni “non nostre”, ma di una possibilità di ritrovare il senso del nostro vivere sulla terra tra i doni che il Signore ci ha dato e che stiamo colpevolmente trascurando quando non distruggendo!.

Vi invito a leggere prima di tutto questi tre brani (tra i tanti possibili): in essi si evidenzia la preoccupazione profetica della Chiesa e l’invito a un affronto serio del problema perché la posta in palio è legata a tutta la nostra vita.

 

«L’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è diventato predominante e invasivo, ed è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente: l’ambiente come “risorsa” rischia di minacciare l’ambiente come “casa”. A causa dei potenti mezzi di trasformazione offerti dalla civiltà tecnologica, sembra talora che l’equilibrio uomo-ambiente abbia raggiunto un punto critico».
 Discorso a un Convegno su ambiente e salute (1997) di Giovanni Paolo II

 

«L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana».
                                                                 Discorso al Deutscher Bundestag (2011) di Benedetto XVI

 

«Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi», la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore (...) che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana.
Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra».

                                                                        Lettera enciclica Laudato si’ (2015) di Papa Francesco

 

Non  vi propongo questi testi per allinearmi ad un tema alla moda, ma perché possiamo renderci conto che la cura della nostra casa comune è parte integrante della maturità della nostra fede e dell’esperienza cristiana.

Mi pare che innanzitutto ci sia da sottolineare che Dio stesso, affidando la sua creazione all’uomo, ha voluto chiamarne in causa la responsabilità diretta. Si tratta in effetti di riconoscere l’opera di Dio e di accorgerci che la possiamo anche sciupare, maltrattare e forse anche distruggere. Più che da amministratori, ci comportiamo da sovrani non-illuminati. Ma poiché siamo legati indissolubilmente alla creazione stessa, il rischio è grandissimo. Il rischio di dimenticarci che la creazione è la “casa comune” che Dio ci ha dato, come profeticamente ci richiamava San Giovanni Paolo II nell’ormai lontano 1997.

Si può fare, accompagnati dal discorso di Papa Benedetto XVI al Deutscher Bundestag nel 2011, anche un passo avanti. Parlando di ecologia non ci si può fermare solo al paesaggio e alle risorse, ai vulcani e agli oceani. Interroghiamoci prima di tutto così: se siamo preoccupati per il creato, che ne è dell’uomo? Della sua vocazione a costruire se stesso nel rapporto con Dio? Pensiamo davvero che con una natura “incontaminata” saremo veramente felici? Credo che la tendenza a pensare di essere onnipotenti, a manipolare la natura per trarne profitto senza scrupoli, non sia più preoccupante della dimenticanza dell’uomo riguardo alla sua origine e al suo destino. È quella che Papa Benedetto chiama l’ecologia dell’uomo. Sembra di risentire la frase di Gesù: “A che serve conquistare tutto il mondo se poi perdi il senso della vita?”. Il punto è che sembra stiamo perdendo tutte e due le cose: la natura e il senso. Direi che la prima condizione per occuparci seriamente della natura, al di là di slogan e propositi suggestivi, attraverso il rispetto e la sobrietà, sia una attenzione rinnovata al vero destino dell’uomo.

Infine Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato si’, introduce un termine importante: dice che l’uomo deve ricordarsi della sua “vocazione” cioè chiamata ad essere custode dell’opera di Dio. E afferma in modo netto che in gioco non c’è la sopravvivenza degli alberi, degli animali, dei ghiacciai e dell’aria che respiriamo, ma prima di tutto la nostra dignità, vale a dire la coscienza della nostra vita nel mondo e del suo significato che è dato dal rapporto col Creatore.

Sarebbe veramente interessante se da questo Sinodo dei vescovi sulla cura della nostra “casa comune”, risorgesse la coscienza di essere figli di Dio e quindi non prima di tutto una protesta, ma un lavoro comune.

Padre Paolo


Venite a me voi tutti...

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